In uscita a maggio 2026
pp. 224
COLLANA: Tempi Moderni – 36
ISBN: 979-12-82274-10-4
Nel 1970, Repubblica Popolare Cinese e Italia stabilivano regolari relazioni diplomatiche, così, nel 2025, è stato celebrato l’anniversario quale occasione per riaffermare l’importanza della loro vicinanza, nonostante la distanza geografica e le grandi differenze. Il 6 novembre di quell’anno, i rappresentanti dei due Paesi firmavano a Parigi il comunicato congiunto, inaugurando le relazioni diplomatiche, che ebbero ufficialmente inizio il giorno seguente. La scelta della capitale francese non fu casuale, poiché la Francia era stata la prima tra le maggiori nazioni europee a interrompere l’isolamento diplomatico di Pechino, riconoscendo la RPC il 27 gennaio del 1964. L’apertura italiana apriva una pagina nuova, contrassegnata dalla volontà condivisa di promuovere la cooperazione, soprattutto in ambito economico e culturale. Nel 1979, il Premier cinese Hua Guofeng si recava in visita a Roma e l’anno successivo sarebbe stato il Presidente della Repubblica Sandro Pertini a recarsi a Pechino. Fu, però, dopo l’avvio delle riforme di Deng Xiaoping, alla fine del 1978, che si gettarono le basi per un rapporto più saldo e intenso. La normalizzazione delle relazioni era frutto di un lungo e complesso lavoro, avviato già nei primi anni Cinquanta, quando l’Italia aveva relazioni diplomatiche solo con Taiwan. Ci fu, innanzitutto, uno sforzo di conoscenza e comprensione, che vide l’impegno dei partiti della sinistra, di settori del mondo cattolico, di associazioni imprenditoriali e culturali ma anche di singole personalità come Pietro Nenni, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio La Pira, Enrico Mattei, guidati dalla convinzione che una piena partecipazione della Cina alla società mondiale fosse una premessa necessaria al superamento dei rischi di conflitto comportati dalla Guerra Fredda. Questo lavoro prova a ricostruire il percorso politico attraverso il quale l’Italia, molto propositiva, raggiunse l’accordo, ma si occuperà anche a comprendere lo stato attuale delle relazioni sino-italiane, senza dimenticare il contributo importante di una buona comunicazione interculturale e nemmeno quello che la società civile offre al reciproco processo di conoscenza e alla sempre immutata amicizia tra i due popoli: perché i governi agiscono sul piano diplomatico creando premesse e condizioni ma è il tessuto economico e sociale di un Paese che le recepisce e le mette in opera.
Daniela Caruso è Ambasciatrice di buona volontà delle Nazioni Unite. Direttrice del Dipartimento di ricerca e formazione della Camera di Commercio Euro-Asiatica e anche Direttore Scientifico dell’UN-SDG GO (United Nations Global Observatory), Tink Tank globale sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Inoltre, è Vicepresidente della World Complexity Science Academy e ha insegnato “Studi sulla Cina” presso l’Università Internazionale per la Pace delle Nazioni Unite. Si occupa da diversi anni delle trasformazioni storiche e politiche della Cina contemporanea, con un focus particolare sull’evoluzione del welfare, ma anche delle politiche culturali e scientifiche. In qualità di visiting professor, ha tenuto lezioni e workshop sulla comunicazione interculturale presso l’Università Tsinghua di Pechino, L’École des hautes études en sciences sociales di Parigi e il Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet” dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Autrice di numerose pubblicazioni accademiche in lingua inglese, ha pubblicato anche due monografie in italiano di divulgazione scientifica: “Quarant’anni di Cina. La storia di un’ascesa che sta cambiando il mondo” (2019) e “La Cina tra identità nazionale e globalizzazione. Promozione e impresa culturale come strumenti di diplomazia e coesione sociale” (2022) per la collana Tempi Moderni di Eurilink University Press.



